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sono giovane, carina, ho un bambino, un
marito e tanta voglia di fare. Ma cosa? Il destino mi viene incontro:
ha l'aspetto del mio amico Piero Calef, avvocato svitato che tra un'udienza
e l'altra scrive racconti di guerra. Se vuoi ti presento al mio editore,
dice. Accetto.
Vado all'appuntamento in tailleur grigio e guance rosse per l'agitazione.
L'editore mi riceve in uno studio lussuoso tutto penombra, cuoio e acqua
di colonia. Lui è bello ma, quel che più conta per me, ha l'aria misteriosa.
Il tempo di incontrare lo sguardo dei suoi occhi scuri e cado perdutamente
innamorata di lui.
Noto il divano dall'aria usata contro la parete e il quadro appeso sopra,
che ritrae una donna sdraiata e nuda. Mi immagino su quel divano, tra
le braccia dell'editore che intanto sta parlando con voce lenta e bassa.
Si tratta di domande facili, alle quali rispondo in modo troppo conciso.
Io che di solito non fumo tiro nervose boccate dalla sigaretta facendola
bruciare con rapidità tale che la brace non riesce a trasformarsi in
cenere.
Nei lunghi e profondi silenzi che cadono frequenti tra noi lui mi guarda
e sembra a suo agio. Noto che la falange finale del suo pollice è
a forma di biglia. Scoprirò più tardi che si tratta, secondo il Lombroso,
di un segno distintivo della personalità criminale.
L' editore rompe uno dei tanti silenzi, l'ultimo, per commissionarmi
il mio primo libro. Dovrà essere un giallo da confezionare usando tre
ingredienti basilari: azione, sesso e violenza. Annuisco, spengo l'ultima
sigaretta, stringo la mano accogliente del mio nuovo amore, sono nella
strada e nella luce calda del tramonto eccitata, felice, innamorata
e scrittrice.
Quella sera stessa comincio a scrivere.
Da quella lontana sera sono passati oltre trent'anni e non ho ancora
smesso.
Morte
al Dark Honey....
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