Romanzo a puntate
La figlia del vento
di
MariaGrazia Transunto

"Parli così perché non sopporti che tuo padre si sia scordato di te nel testamento. Tutte le tue smorfie con lui sono state inutili. E' questo che ti rende più insopportabile del solito, credi che non l'abbia capito?" Albertine stava urlando.
"Il denaro non é importante per me, non lo é mai stato e lui lo sapeva. Quanto al fatto che si sia scordato di me, sbagli. Mi ha lasciato Le Solitaire, ricordi?"
"Quella barca porta disgrazia."
"Forse a te, che non hai mai voluto metterci piede."
Albertine la guardò stranamente e non disse nulla per un po'.
Mentre lei si versava ancora da bere Isabelle la osservò cercando ancora una volta almeno un elemento che tradisse il loro legame di sangue: come sempre non ne trovò nessuno, al contrario, sembrava che la natura si fosse impegnata per renderla quanto più possibile diversa dalla donna che l’aveva generata.
Nell’abito grigio che sottolineava ogni curva delicatamente sensuale del corpo minuto e sottile, nell’atteggiamento rilassato con cui si appoggiava al camino, nell’espressione del viso piccolo tra i folti capelli biondorosso e in ogni particolare del suo aspetto Albertine portava molto chiaro il marchio di una signorilità antica, di una grazia naturale che gli anni avevano solo un poco appannato. Guardandola, Isabelle immaginò accanto a lei una giovane donna alta, magra senza nulla di fragile, dalle folte sopracciglia nere sugli occhi di pece in un viso scavato circondato da un’improbabile capigliatura bionda. Quella donna non era né aggraziata né signorile. Quella donna era lei. E non si piaceva affatto.

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