Romanzo
a puntate
La figlia del vento
di
MariaGrazia Transunto
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Nell'aria stagnava un vago sentore di sigaro, cuoio e acqua di colonia. Se avesse chiuso gli occhi avrebbe potuto immaginare suo padre accanto a lei mentre stava per prenderla tra le braccia e consolarla sussurrandole che era tutto uno stupido scherzo: la sua morte, l'inchiesta, quel testamento ridicolo, la solitudine dalla quale veniva inghiottita poco per volta, ogni giorno di più. Ma Isabelle non chiuse gli occhi, inghiottì il nodo che le stingeva la gola e accese la luce per cacciare le ombre, la malinconia struggente, i fantasmi. Il grande letto a baldacchino troneggiava nel centro della camera immensa dall’alto soffitto a cassettoni. Sul letto c'erano montagne di cuscini e una pelle d'orso bianco che Isabelle si avvicinò ad accarezzare affondandovi le dita come faceva quando era bambina. La pelle era morbida e tiepida, sembrava viva. Seduta sul letto così alto che le sue lunge gambe penzolavano nel vuoto, si guardò intorno accarezzando con gli occhi ogni particolare di quella stanza che conosceva a memoria: il grande trumeau con la piccola crepa lungo lo sportello sinistro, l'armadio dalle ante cigolanti sui cardini duri e arrugginiti, lo specchio dalla cornice dorata e un po' scrostata agli angoli, appeso sopra il divano di cuoio rosso scuro che serbava l'impronta del corpo di suo padre... quante volte aveva saltato su quel divano incurante dei rimproveri, salti ogni volta più alti, che finivano regolarmente per farla cadere sul pavimento dal quale si rialzava fingendo indifferenza anche se aveva voglia di piangere per il dolore? C'era stata la volta in cui aveva voluto |
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