Tratto da
La bambola dai capelli di lino
di
Gene Nelson

...
Un pigro, Francis Newton. Lungo, elegante, biondo, annoiato ma con Lou la noia gli passava e anche la pigrizia.
Fatta per risvegliare i cadaveri la bionda Lou che stava annodando il pareo dietro il collo e intanto lo guardava e i suoi occhi ridevano.
-Ti diverti?
-Certo.
-Sono io che ti diverto?
-Anche. La vita è bella e io me la godo.
Mica parlava per sottintesi la piccola che se la godeva e avrebbe continuato a godersela anche dopo che fossero stati sposati. Su questo niente dubbi.
Francis sbadigliò e si mise a sedere e intanto guardava il mare pervinca e pensava al grano di Lou o meglio del padre di Lou… tanto da sovvenzionare la guerra nel Vietnam per i prossimi cinque anni e una buona fetta sarebbe andata a Lou quando si fosse sposata. Dovevano fare presto. Non aveva più  un sospiro di credito in giro e la situazione era insopportabile e solo Lou poteva cavarlo dai guai. Ma guai a farglielo capire.
Lou si stava pettinando i capelli color deli lino. Incredibili meravigliosi capelli che l’avvolgevano come un sudario.
-Andiamo?
-Andiamo.
Lei il grano e lui il nome di quelli con una tradizione lunga come un’autostrada attraverso gli States. A lui piaceva spendere e divertirsi a lei altrettanto e in tutta libertà e Francis non avrebbe rinunciato a lei per questo. Avrebbe finto di non vedere come già faceva, del resto.
Le mise un braccio intorno alle spalle. Lei camminava assorta.
-Che hai?
-Mi viene in mente che ho un impegno.
Adesso si era fermata e gli occhi le luccicavano come i brillanti di cui si ricopriva dalla testa ai piedi anche per fare jogging. Francis pensò che doveva trattarsi di qualcosa di divertente.
-Dovrai cambiarti, no? Ti accompagno a casa.
-Non è necessario.
-Come ti pare.
Proseguirono ancora per poco e poi lei si fermò, decisa, sul pavé ancora tiepido di sole.
-Vado da quella parte.
Fedele alla parte che gli era stata assegnata dalla pupa del boss Francis non fece domande. Disse solo:
-Vengo a prenderti stasera?
-Okay.
-Okay.
Lo salutò e si allontanò svelta e Francis rimase a guardarla un poco risentito e gli venne in mente di seguirla per sapere dove andava e a fare che. Stava fermo piazzato sui trampoli da bestia di razza senza saper decidersi e intanto lei, la futura legittima, si allontanava svelta come per andare urgentemente alla toilette.
Le bagnole extra dei boss made in USA gli sfrecciavano accanto rombando e lui stava là, combattuto tra la curiosità e il costituzionale menefreghismo. Vinse la curiosità.
Seguiva la musmé deciso a vederci chiaro nella faccenda costasse quello che doveva costare e mentre pedalava a tutta forza scopriva di essere geloso della mocciosa. Strano. E seccante.
….
-Che impressione ti faccio senza cannocchiale?
Spalancò i fari e la cicca gli andò di traverso. Ce l’aveva davanti la bambola dai capelli di lino tutta intera viva palpitante il corpo caldo elastico coperto da uno straccetto da strappare con una sola zampata. Poteva farlo Randall il guardone. Là. Subito. Ma non aveva il coraggio.
Si alzò dalla sdraio dove stava svolgendo la matassa dei suoi sogni sporchi e biascicò:
-Non capisco.
-Capisci eccome nonno. Mi rilustri col tuo faro super che mi sembra di sentire la tua bava scorrermi addosso e te ne stai appostato come una lurida carogna a godertela di nascosto. Porco. Schifoso. Sciacallo. Lurido avanzo..
Intanto che parlava rideva come se quello che diceva non significasse quello che significava e Randall il guardone non ci capiva niente. Disse:
-Ti sbagli.
-Se mi sbaglio quello che roba è?
Indicava il binocolo sul tavolino e poi lo prese e glie lo sventolò sotto il naso ridendo.
-Lo sai che se mio padre sa una cosa del genere ti stende?
-Tuo padre?
-Mio padre. Mica è di quelli che sopportano i porci che si rilustrano gli occhi con la sua unica figlia perché ci tiene a me. Eccome ci tiene. Chi mi offende lui lo ammazza.
Si gonfiava tutta di vanità, la bambola. Credeva in suo padre come in dio onnipotente e si sentiva la padrona del mondo e Randall sapeva che non aveva torto.
-Glie lo hai detto?
-Ancora no ma ho una gran voglia di farlo.
Intanto la mente di Randall andava e gli diceva che  la presenza della ragazza nel suo giardino non quadrava perché se voleva fargli passare la voglia di rimirarla poteva mandare uno dei suoi assistenti tutti giovani pronti a farsi bruciare la cervella per farle piacere e Randall che la teneva d’occhio lo sapeva meglio di tutti e invece no. Era davanti a lui, coperta appena dello straccetto e lo insultava ridendo come se fosse stato uno scherzo.
La ganza lo stava provocando. Non intendeva dir niente al padre né a nessuno ma solo divertirsi un po’. Di mele marce ce n’erano tante in giro e magari la bionda Lou era del numero.
-Sei bella, piccola, bella da far impazzire.
-Davvero?
La vicinanza della ganza lo eccitava e lei lo sapeva e ci godeva e forse quella era l’occasione buona quella che aveva tanto sognato e sperato.
Le si accostò. Le poggiò una mano sulla spalla e lei intanto rideva
-Giù la zampa nonno.
Il tono era deciso ma Randall non poteva più tirarsi indietro neanche a volerlo e lui non voleva.
Le saltò addosso con la furia rabbiosa di una tigre impazzita…