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Un pigro, Francis Newton. Lungo, elegante, biondo, annoiato ma con Lou
la noia gli passava e anche la pigrizia.
Fatta per risvegliare i cadaveri la bionda Lou che stava annodando il
pareo dietro il collo e intanto lo guardava e i suoi occhi ridevano.
-Ti diverti?
-Certo.
-Sono io che ti diverto?
-Anche. La vita è bella e io me la godo.
Mica parlava per sottintesi la piccola che se la godeva e avrebbe continuato
a godersela anche dopo che fossero stati sposati. Su questo niente dubbi.
Francis sbadigliò e si mise a sedere e intanto guardava il mare pervinca
e pensava al grano di Lou o meglio del padre di Lou… tanto da sovvenzionare
la guerra nel Vietnam per i prossimi cinque anni e una buona fetta sarebbe
andata a Lou quando si fosse sposata. Dovevano fare presto. Non aveva
più un sospiro di credito in giro e la situazione era insopportabile
e solo Lou poteva cavarlo dai guai. Ma guai a farglielo capire.
Lou si stava pettinando i capelli color deli lino. Incredibili meravigliosi
capelli che l’avvolgevano come un sudario.
-Andiamo?
-Andiamo.
Lei il grano e lui il nome di quelli con una tradizione lunga come un’autostrada
attraverso gli States. A lui piaceva spendere e divertirsi a lei altrettanto
e in tutta libertà e Francis non avrebbe rinunciato a lei per questo.
Avrebbe finto di non vedere come già faceva, del resto.
Le mise un braccio intorno alle spalle. Lei camminava assorta.
-Che hai?
-Mi viene in mente che ho un impegno.
Adesso si era fermata e gli occhi le luccicavano come i brillanti di
cui si ricopriva dalla testa ai piedi anche per fare jogging. Francis
pensò che doveva trattarsi di qualcosa di divertente.
-Dovrai cambiarti, no? Ti accompagno a casa.
-Non è necessario.
-Come ti pare.
Proseguirono ancora per poco e poi lei si fermò, decisa, sul pavé ancora
tiepido di sole.
-Vado da quella parte.
Fedele alla parte che gli era stata assegnata dalla pupa del boss Francis
non fece domande. Disse solo:
-Vengo a prenderti stasera?
-Okay.
-Okay.
Lo salutò e si allontanò svelta e Francis rimase a guardarla un poco
risentito e gli venne in mente di seguirla per sapere dove andava e
a fare che. Stava fermo piazzato sui trampoli da bestia di razza senza
saper decidersi e intanto lei, la futura legittima, si allontanava svelta
come per andare urgentemente alla toilette.
Le bagnole extra dei boss made in USA gli sfrecciavano accanto rombando
e lui stava là, combattuto tra la curiosità e il costituzionale menefreghismo.
Vinse la curiosità.
Seguiva la musmé deciso a vederci chiaro nella faccenda costasse quello
che doveva costare e mentre pedalava a tutta forza scopriva di essere
geloso della mocciosa. Strano. E seccante.
….
-Che impressione ti faccio senza cannocchiale?
Spalancò i fari e la cicca gli andò di traverso. Ce l’aveva davanti
la bambola dai capelli di lino tutta intera viva palpitante il corpo
caldo elastico coperto da uno straccetto da strappare con una sola zampata.
Poteva farlo Randall il guardone. Là. Subito. Ma non aveva il coraggio.
Si alzò dalla sdraio dove stava svolgendo la matassa dei suoi sogni
sporchi e biascicò:
-Non capisco.
-Capisci eccome nonno. Mi rilustri col tuo faro super che mi sembra
di sentire la tua bava scorrermi addosso e te ne stai appostato come
una lurida carogna a godertela di nascosto. Porco. Schifoso. Sciacallo.
Lurido avanzo..
Intanto che parlava rideva come se quello che diceva non significasse
quello che significava e Randall il guardone non ci capiva niente. Disse:
-Ti sbagli.
-Se mi sbaglio quello che roba è?
Indicava il binocolo sul tavolino e poi lo prese e glie lo sventolò
sotto il naso ridendo.
-Lo sai che se mio padre sa una cosa del genere ti stende?
-Tuo padre?
-Mio padre. Mica è di quelli che sopportano i porci che si rilustrano
gli occhi con la sua unica figlia perché ci tiene a me. Eccome ci tiene.
Chi mi offende lui lo ammazza.
Si gonfiava tutta di vanità, la bambola. Credeva in suo padre come in
dio onnipotente e si sentiva la padrona del mondo e Randall sapeva che
non aveva torto.
-Glie lo hai detto?
-Ancora no ma ho una gran voglia di farlo.
Intanto la mente di Randall andava e gli diceva che la presenza della
ragazza nel suo giardino non quadrava perché se voleva fargli passare
la voglia di rimirarla poteva mandare uno dei suoi assistenti tutti
giovani pronti a farsi bruciare la cervella per farle piacere e Randall
che la teneva d’occhio lo sapeva meglio di tutti e invece no. Era davanti
a lui, coperta appena dello straccetto e lo insultava ridendo come se
fosse stato uno scherzo.
La ganza lo stava provocando. Non intendeva dir niente al padre né a
nessuno ma solo divertirsi un po’. Di mele marce ce n’erano tante in
giro e magari la bionda Lou era del numero.
-Sei bella, piccola, bella da far impazzire.
-Davvero?
La vicinanza della ganza lo eccitava e lei lo sapeva e ci godeva e forse
quella era l’occasione buona quella che aveva tanto sognato e sperato.
Le si accostò. Le poggiò una mano sulla spalla e lei intanto rideva
-Giù la zampa nonno.
Il tono era deciso ma Randall non poteva più tirarsi indietro neanche
a volerlo e lui non voleva.
Le saltò addosso con la furia rabbiosa di una tigre impazzita…

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