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Ho imparato a scrivere sul campo. Un giorno mi sono trovata di fronte alla famosa pagina bianca, a una scadenza che avrei dovuto rispettare pena la rescissione del contratto con pagamento di una penale, al vuoto pneumatico della mia mente nella quale non trovavo nulla da raccontare.
Ho cominciato faticosamente a buttar giù qualcosa. La storia avrebbe dovuto coprire la lunghezza di 130 cartelle, sessanta battute per riga, trenta righe per pagina... all'epoca si usava ancora la macchina da scrivere, il computer era di là da venire. Arrivata a metà di pagina 5, ecco la storia concludersi miseramente e irrevocabilmente.
Raccontare, ricordare come ho fatto a superare l'ostacolo che mi pareva insormontabile delle restanti 125 cartelle è ormai impossibile. Ricordo però la fatica immane che mi costò. Ricordo che il primo editore rifiutò il lavoro, che venne però accettato da un secondo editore... E ricordo che il libro mi venne pagato, era un romanzo giallo, £ 50.000.
Nessuno mi ha insegnato a scrivere un romanzo, ho imparato faticosamente, da sola, confrontandomi giorno dopo giorno con l'inutilità di idee inservibili, di spunti senza futuro, di personaggi che dovevano nascere e crescere dentro di me prima di avere una qualche credibilità sulla carta.
Molto ho imparato leggendo i romanzi degli altri. Non di tutto perché credo si possano imparare anche i difetti. Ma i buoni romanzi, quelli che non tradiscono mai e hanno sempre qualcosa da insegnare. In tutti i sensi.
Scrivendo ho imparato che la vicenda può essere costruita, che gli ingredienti possono essere scelti e dosati, che la noia e la banalità del già detto sono i pericoli da cui bisogna sempre guardarsi. Ma ho anche scoperto che, qualche volta, avviene il miracolo dell'ispirazione. Allora non è necessario costruire ma basta lasciarsi andare. E' il modo più bello, più soddisfacente e più facile di scrivere, la sensazione che si prova è che la storia si scriva da sé. Peccato che a me succeda di rado.
Scrivendo ho imparato che scrivere può essere o diventare un mestiere. Difficile o facile come qualsiasi altro che impegni immaginazione, volontà, spirito di sacrificio, intelligenza, senso della disciplina. Tutti ingredienti indispensabili perché, certo in modo diverso, ma raccontare una storia è impegnativo quanto viverla.
Dopo aver scritto e pubblicato oltre 150 titoli ritengo di avere il diritto di autodefinirmi scrittrice e, come tale, credo di avere qualcosa da comunicare su quelli che qualcuno definisce "segreti del mestiere".
I segreti, le regole, i trucchi e le scappatoie sono tanti. Certo, di fronte a chi ha il dono dell'ispirazione, tutto cade. Ma l'ispirazione è fugace, il mestiere al contrario resta e si affina con l'uso.
E allora, ecco il Laboratorio di Scrittura dove periodicamente presenterò un tema accompagnato, se possibile, da un corredo di esempi tratti dalla letteratura passata e presente.
Accetto suggerimenti e mi auguro la discussione.

MariaGrazia Transunto

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