Tratto da
Addio, Romantique
di
Anonymous

...Indossava l'abito nero. Il piu' semplice di tutti. Un nulla in seta e chiffon trasparente qua e la' sorretto da bretelline sottili, danzante intorno alle belle gambe muscolose e snelle sui tacchi sottili.
Era bellissima. Quando era entrata nel piccolo ristorante in riva al mare, aggrappata con entrambe le mani alla minuscola borsetta di perle nere, tutte le teste si erano voltate verso di lei: ma per lei contava solo quella di Pierre. Gli occhi rabbiosi di Pierre, che la fissavano con odio gelido.
Ora sedeva a un tavolino rotondo molto piccolo, accanto alla finestra spalancata da cui le arrivava il respiro dell’oceano,il suo profumo inebriante che si mescolava con quello solido, terreno del pesce fritto, dell'aceto, del basilico. Odori mediterranei che fiorivano come per un esotico miracolo in quell'angolo della Francia atlantica.
Il suo viso un poco angoloso e perfettamente truccato aveva la
luminosita' della luna tra i capelli rossi come fiamma, e gli occhi brillavano tra le ciglia nere con la strafottenza di sempre.
Lesse con cura il menu. Il cibo era l'ultimo dei motivi ad attirarla in quel ristorante ma visto che c'era... dopotutto era affamata.
Sentiva il peso dello sguardo di Pierre sulla nuca reclinata.
Quanto ad Antoinette... la guardo' e i loro occhi s'incontrarono. Nicole la fisso', insolente e distaccata.
Subito l'altra donna distolse lo sguardo e anche Nicole torno' a fissare il menu. Ora, pero', non vedeva piu' le parole evocatrici di piatti saporiti, ma il viso di Antoinette. Gli zigomi arrossati dal sole, le labbra gonfie per i troppi baci, le tenui ombre violacee intorno agli occhi chiari, che sembravano navigare in un languore umido evocatore di dolcezze orientali.
Pierre l'aveva scopata. Sicuro. Lei lo aveva scritto in faccia cosi' chiaro... e se l'era goduta, niente da dire. Quelle occhiaie, quelle labbra gonfie... e i suoi capezzoli in che stato erano? Lui li aveva morsicati a sangue come gli piaceva fare quando perdeva il controllo? E il suo sesso... anche quello era rosso e dolorante?
Strinse i denti. Le era passato l'appetito. Al cameriere ordino' qualcosa a caso, dimenticandosene subito dopo mentre fissava la distesa violazzurra del mare che si frangeva lento, pesantemente, tra gli scogli bruni.
L'aveva fottuta fino alle orecchie, ma certo. Senza dedicare neppure un pensiero a lei che gironzolava senza meta, come un gatto randagio in pena, tra le vie assolate di quello schifo di citta'. Ah, ma se sperava che se ne sarebbe andata...
Giro' di scatto la testa verso di lui e ne vide il profilo noto, che portava scolpito nella mente e nel cuore. Cosi' vicino e cosi' lontano. Cosa stava pensando?
Sembrava averla dimenticata. Certo desiderava uscire da quel locale per non averla tra i piedi, ma non osava. Come poteva giustificare un simile comportamento con la moglie? Sarebberorimasti li' fino alla fine e lei con loro. Avrebbero cenato insieme tutti e tre. Le veniva da ridere.
La rabbia aveva un sapore acre che si comunico' al cibo.
Mangiava lentamente, bevendo ogni tanto un poco di vino bianco gelato e frizzante.
Il viso di Antoinette le ondeggiava davanti agli occhi sullo sfondo dell'insalata verde, delle alici infilzate nello spiedo.
Cosi' bionda, chiara, tenera... sarebbe stato un piacere afferrare quella gola morbida e stringere. Sarebbe stato un piacere ucciderla.
Ma poi, perche'? Lei non c'entrava. Neanche sapeva chi fosse Nicole, che parte aveva avuto nella vita di un marito che, chiaramente, amava... la crudelta' degli uomini, la loro fredda insensibilita'. Questa era la vera tragedia delle donne.
Ai suoi sensi acuiti dalla sofferenza non sfuggi' la risata sommessa di lui. La distinse nel brusio che li circondava e fu come se un pugnale sottile le si fosse conficcato nel cuore.
Lo guardo' tra i riccioli fitti che le incorniciavano la fronte... difficile far combaciare le due realta'. Quella dell'uomo abbronzato e sorridente che parlava intimamente con un'altra sfiorandole la guancia con il respiro e l'immagine fatata, magica, di quello stesso uomo quando credeva che fosse suo, corpo e anima...
...Senti' la sua voce appena un po' troppo alta. Stavano discutendo? Magari per causa sua.
Sapeva che Antoinette l'aveva notata e si domando' se e quanto aveva intuito della verita'. Le donne, si sa, quando amano sviluppano un sesto senso infallibile. Pero' Pierre era cosi' bravo a mentire... lei ne sapeva qualcosa.
Si giro' verso di loro. Non la guardavano, sembravano assorti nella conversazione. Si domando' se anche con lei Pierre... ma le sue mani erano sul tavolo, immobili, a palmo in giu'...


"Ci ha seguiti", disse Antoinette.
"Non dire stupidaggini. E perche', poi?"
"Questo non lo so. Forse lo sai tu."
"Io? Che idea."
Sembravano le battute trite di un vecchio copione. La moglie gelosa e sospettosa, il marito costretto a difendersi imbarazzato e falsamente noncurante. Nicole era riuscita a rovinargli la serata. Fingendo di cercare il cameriere che tardava a prendere le ordinazioni, si giro' a guardarla. Era bellissima. Cosi' diversa da Antoinette... sedeva diritta, il bel collo lungo, elegante e flessuoso girato verso la finestra aperta, i capelli che sembravano una colata di rame splendente fissato in una forma capricciosa, vagamente antiquata... la nudita' delle spalle candide sottolineata dal nero delle bretelline lucide, una delle quali sembrava sul punto di scivolare scoprendo il principio del piccolo seno impertinente, capace di fare impazzire di voglia un uomo...
Antoinette aveva ragione: Nicole li aveva seguiti, se n'era accorto anche lui. Ma che poteva farci? L'aveva vista subito, seduta al solito bar, seminascosta da una pianta ornamentale. Aveva visto che si era alzata non appena erano passati dirigendosi verso il Porto Vecchio. Aveva sentito la sua presenza dietro di loro, scandita appena dal ritmico ticchettare dei tacchi alti e aveva dovuto esercitare tutto il controllo per non voltarsi a guardarla, per non coprire a lunghi passi la distanza che li separava affrontandola una volta per tutte, dicendole che doveva lasciarlo in pace, magari schiaffeggiando quel suo viso da impunita, arrogante e duro. "Davvero non la conosci?"
"Ti ho detto di no. Debbo ripeterlo ancora molte volte?"
C'era nella sua voce un'ombra di fredda irritazione e Antoinette la noto'. Per un poco rimase in silenzio. Mangiavano il pesce, obiettivamente squisito, a sentire il cameriere appena pescato... ma Pierre non riusciva a gustarlo.
Provo' a parlare di argomenti piacevoli, fece un complimento ad Antoinette, le accarezzo' una mano ma subito smise. C'era Nicole, che poteva vedere... gli seccava. Guardo' Antoinette... sembrava stanca. Aveva gli occhi cerchiati ed era pallida... troppo amore, forse? Le sorrise teneramente. L'amava. Voleva che fosse serena, felice, che nulla turbasse la sua esistenza tranquilla e fiduciosa. In quel momento comprese che da lei dipendeva la sua stessa pace.
"Mi sembri stanca", osservo' con sollecitudine.
"Non sono affatto stanca", sedeva rigida, senza guardarlo. Giocherellava con il cibo e si vedeva che era turbata.
"Come mai e' sempre dove siamo noi? Possibile che sia un caso? Alla spiaggia, quando passeggiamo, al bar, al ristorante... lei e' sempre presente e ti guarda, mi guarda. Cosa vuole da te?" "Evidentemente e' ospite presso un albergo vicino al nostro e qui non siamo a Parigi. E' fatale incontrare sempre piu' o meno lo stesse facce."
"Mi sento osservata", mormoro' Antoinette. Quindi cedette alla tentazione di guardare la donna seduta accanto alla finestra spalancata. Cosi' sola, assorta in se stessa, la senti' isolata dal contesto gaio che la circondava, stonava con il resto. I suoi capelli erano cosi' rossi che sembravano mandare scintille alla luce del sole che indugiava, basso all'orizzonte. E la sua pelle aveva la compattezza traslucida della seta... si senti' scialba al confronto e abbasso' lo sguardo sulla sogliola cincischiata nel piatto.
"Oh, ma insomma. Se e' cosi', possiamo anche andarcene," brontolo' Pierre che cominciava a non poterne piu'.
"Che vuoi dire?"
"Partiamo. Torniamo a Parigi."
"Quindi la temi..."
"Ora stai esagerando."
"Sei tu che esageri... non voglio tornare a Parigi."
"Ma ci torneremo se continui a fare tante storie."
"Giurami che non la conosci, che non sai chi sia, che non ti e' mai capitato di incontrarla, prima."
"Che sciocchezze. E poi, se proprio ci tieni va bene. Lo giuro. Ti senti meglio, adesso?"
Pierre respinse il piatto. Una ruga era comparsa tra le sopracciglia nere, diritte, e i suoi occhi avevano assunto un'espressione cupa che spavento' Antoinette. Non voleva che andasse in collera. Erano le loro vacanze, le prime da quando si erano sposati... e lei le stava rovinando con la sua gelosia.
"A volte penso di non piacerti", mormoro'. Chiedeva di essere rassicurata.
"In questo momento non mi piaci affatto", rispose Pierre, "Sai essere maledettamente noiosa. E stupida. E la nostra serata e' definitivamente rovinata."
"Noiosa, stupida... e' questo che pensi di me?" Nella voce di Antoinette c'era un sentore di lacrime che porto' al massimo l'irritazione di Pierre. Ci mancava che si mettesse anche a piangere. Era tipo da fare una cosa del genere... e chissa' quanto ne avrebbe goduto Nicole...
"Oh, insomma, basta. Ne ho abbastanza. Se non la smetti subito me ne vado."
"Non e' necessario, me ne vado io." Antoinette si alzo' e gli volse le spalle, dirigendosi verso la porta. Anche Pierre si alzo'... guardo' le belle spalle nude della moglie, la lunga gonna verde mandorla il cui tessuto era cosi' leggero da lasciare intuire la forma delle gambe, delle natiche sontuose. Fece un passo verso di lei, per seguirla, prenderla tra le braccia, consolarla... ma poi si fermo'. C'era il conto da pagare. E poi Nicole... era l'occasione giusta per parlarle. Le avrebbe detto che era ora di finirla, glie lo avrebbe fatto capire. A costo di farle entrare le parole a pugni in quella sua testa matta. Sedette di fronte a lei, senza una parola. "Buonasera. Che sorpresa," disse Nicole nel tono di chi incontra un conoscente qualsiasi.
"Dobbiamo parlare", disse Pierre posando le mani sulla tovaglia a quadretti biancchi e rossi.
"Sicuro che io ne abbia voglia? Dopotutto e' il mio tavolo e non ti ho invitato a sederti."
"Ma certo. Ti sei limitata a seguirmi, a rendermi la vita impossibile."
Si strinse nelle spalle, "Biarritz non e' Parigi... e' facile incontrarsi."
Lo irrito' sentirla ripetere le sue stesse parole di poco prima, ad Antoinette. Lo stava prendendo in giro? Subito dopo si senti' un poco in colpa... perche' lui, dicendo quelle stesse parole, aveva preso in giro Antoinette. Gli dette fastidio doverlo constatare.
"Perche' tua moglie e' andata via?"
Ma si', tanto valeva ammetterlo. Lo stava prendendo in giro, si divertiva alle sue spalle.
"Non ti riguarda."
"Oh, scusami." Alzo' gli occhi spalancandoli in un'espressione di mortificazione esagerata. Noto' che le tremava l'angolo della bocca... la strega stava facendo sforzi per non ridere. Ridere di lui... si appoggio' contro lo schienale della seggiola e socchiuse le palpebre, valutandola freddamente. Non aveva intenzione di farsi giocare da una donna... meno che meno da Nicole.
"Cosa vuoi da me?"
"Niente", passo' una mano tra i capelli, "Sono qui anch'io. E' proibito?"
Era esasperante... quella calma ironica gli faceva salire il sangue alla testa. Gli toccava fare uno sforzo per controllarsi, non urlare, non alzare le mani su di lei... ma che gli stava succedendo? Stava consentendole di coinvolgerlo di nuovo, nel suo solito modo subdolo... no, non ci sarebbe cascato piu'.
"Naturalmente no", rispose nello stesso tono distaccato, "Ma stai creando un problema a mia moglie." Forse la cosa migliore era la sincerita'... con le donne non si puo' mai dire. "Davvero... e perche'?"
"E' convinta che noi due ci conosciamo."
"E non e' la verita'?"
"Si', certo, ma..."
"Ma si', capisco. E' gelosa. Gelosa di me?"
"Precisamente."
"Incredibile. Come mai? Una donna cosi' carina, giovane... tanto piu' giovane di me... non lo trovi incredibile anche tu?" "No... si'... insomma, Nicole..."
"Nicole, Nicole... e allora! Cosa posso farci se lei e' gelosa? Sta a te rassicurarla."
"Ci ho provato."
"E come?"
"In tutti i modi."
"Scopandola a tutte le ore, in tutte le posizioni, infilandoglielo anche nelle orecchie?"
"Nicole, piantala! Non sai pensare ad altro?"
"E' che ti conosco. E so che tu, non sai pensare ad altro. Donna fortunata, tua moglie. Quelle occhiaie... attento a non esagerare. Non vorrai farla ammalare, poverina. E' un tipo delicato, si vede."
"Lascia perdere mia moglie. Lasciala fuori da questo discorso."
"Guarda che sei stato tu a nominarla per primo... Vuoi che ti ripeta quello che hai detto?... Stai creando un problema a mia..."
"Si' si', d'accordo. Basta cosi'. Quello che voglio dire e' che la faccenda riguarda me e te. E vorrei che cosi' continuasse ad essere... che lei ne rimanesse fuori."
"Per me...", Nicole si strinse ancora una volta nelle spalle. Cosi' facendo una delle bretelline scivolo' sull'avambraccio e lei non si curo' di rimetterla a posto. Lo sguardo di Pierre si poso' sul seno che compariva un poco oltre la seta morbida. Noto' la punta del capezzolo, che si poteva intuire appena... noto' che, mentre lo guardava, spuntava come un piccolo fiore dalla strana forma erotica proprio sotto i suoi occhi, rigido e diritto, e se lo senti' tra le dita, sulla la lingua, contro la pelle sensibile del sesso... Degluti' e distolse lo sguardo. Quando incontro' quello di Nicole capi' che lei aveva capito. Gli sorrideva. Ma il suo sorriso era diverso, ora, era il sorriso dolce, tenero e invitante di una donna la cui anima presentava notevole somiglianze con una pianta carnivora.
"Ti piacciono ancora?" gli domando' con voce carezzevole, "E non fingere di non capire."
"Non sono qui per parlare delle tue tette anche se molto interessanti", le ripose brutalmente, "Ma per mettere in chiaro una volta per tutte questa storia."
"Quale storia?" Quell' espressione candida... e poi, se l'avesse schiaffeggiata la colpa sarebbe stata sua. A volte la vita e' difficile e ingiusta per un uomo.
"Nicole, ti sto chiedendo di andartene."
"Oh... e perche' non te ne vai tu? Se ti do' tanto fastidio... scusa, se do' tanto fastidio a tua moglie..."
"E' quello che le ho proposto, infatti. Me lei rifiuta... se insistessi non farei che avvalorare i suoi sospetti."
"Ti trovi in un pasticcio", commento' Nicole in tono spassionato. Piego' la testa su una spalla e lo guardo' tra le lunghe ciglia socchiuse... lo sguardo filtrava, una sottile lama di luce verde, dura come l'acciaio e fredda come il ghiaccio.
"E solo tu puoi aiutarmi," ecco. Si consegnava nelle sue mani. Aspetto' che lei rispondesse ma lei continuava a tacere. Lo guardava. E poco per volta quello sguardo gli arrivo' dentro, fino al cuore, al midollo... una fiammella impercettibile e ardente che piano piano stava liquefacendo tutta la sua determinazione. Era stato crudele con Nicole... bugiardo, egoista e insensibile. Si domando' cosa si nascondesse dietro la sua apparente sicurezza... stava soffrendo per lui? Una cosa era certa: lo voleva ancora. Altrimenti, perche' restare a Biarritz? La sua permanenza non avrebbe avuto senso.
"Si'. Credo di si'", rispose alla fine, senza distogliere da lui lo sguardo magnetico. Sospiro' piano. Poi, Pierre senti' qualcosa scivolargli lungo la coscia... Nicole lo stava toccando sotto la tovaglia. Decise di ignorare quel gesto degno di lei: cosi' subdolo, insinuante... ora il piede nudo agile e sottile era arrivato contro il suo sesso e spingeva. Senti' le dita prensili tentare di afferrare, scivolando poi in una carezza lasciva. Vide gli occhi di Nicole farsi liquidi quando pote'percepire la sua ovvia reazione... non era di marmo, accidenti a lei! Ora cosa si sarebbe messa in testa?
"Vuoi piantarla, Nicole?", sibilo' a denti stretti.
"Piantarla?" Gli occhi di giada lo fissavano, lo irridevano, le pupille dilatate lo attiravano nel loro minuscolo abisso senza fondo.
"Si', hai capito bene. E sai a cosa mi riferisco. Vuoi togliere quel piede, per favore?", le domando' in tono compito.
"Toglilo tu."
Mise una mano sotto il tavolo e se lo trovo' tra le dita... delicato e sottile, gentilmente arcuato... l'alluce rotondo sembro' sbeffeggiarlo agitandosi contro il suo indice proteso. Lo afferro', immobilizzandolo.
"Sei pregato di non farmi il solletico... non risponderei delle mie reazioni", gli sussurro' Nicole piegandosi un poco sul tavolo. Sorrideva e gli mostrava i seni in quella posizione che poteva anche essere casuale, del tutto innocente. Ma poteva esserci qualcosa di innocente in Nicole?
Le labbra rosse erano socchiuse. Labbra pesantemente sottolineate dal rossetto che lei aveva l'abitudine di usare con abbondanza, di passare anche sui capezzoli... Si domando' se l'aveva fatto anche quella sera, prima di uscire. L'incontro non stava andando come avrebbe voluto. Se non si decideva a concludere non avrebbe fatto che rimanere sempre piu' invischiato in quella faccenda... e Antoinette...
"Ti faccio una proposta," disse a quel punto Nicole. ...

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