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...Robert era alto, sottile, elegante.
Aveva capelli neri lisci, pettinati con la riga da una parte. Vestiva
come un dandy e il suo profumo era lieve, raffinato.
Virginie noto' le mani perfettamente curate e il modo affettato di muoverle,
come se fossero pezzi rari, di cui avere la massima cura, le mani di
un pianista, ad esempio. Ma Robert non era un pianista. Virginie sospetto'
che avesse tendenze omosessuali.
Eppure era li', il che contraddiceva il suo sospetto.
"Ti piace?"
Volse la testa verso di lei. Lo sguardo sorridente ma freddo peso' per
un istante di troppo sul seno appena velato dalla leggera camicia azzurra,
quindi scese ai pantaloncini di seta, larghi e molto corti, stretti
in vita da una fascia bustino color arancio.
"E' bellissimo", lui rispose tornando a guardare il medaglione,
"E' in vendita?"
"Vorresti acquistarlo?"
"Si'. Lo trovo insolito. Interessante. Se il prezzo è ragionevole,
naturalmente."
"Tremila franchi", butto' la' Virginie, tanto per dire.
Sicura che la cifra fosse troppo elevata.
"Per me va bene", rispose con sua sorpresa Robert.
Finalmente sembro' accorgersi di lei.
Le sue carezze erano fredde come il suo sguardo... sembrava soppesare
le sue reazioni false. Per la prima volta lei temette di non riuscire
a incantare un cliente con la solita finzione sfrontata. Questo la blocco',
portando a galla una timidezza inaspettata...
"Non mi piace quello che indossi", osservo' Robert, "Roba
troppo vistosa anche per una prostituta...I tuoi capelli sono di un colore
insopportabile. Sembri una caricatura."
Volle che si spogliasse. E quando fu nuda le disse di avvolgere la testa
in un turbante nero. Poi volle metterle il rossetto sulle labbra, sui
capezzoli, sulle guance...
"Che ne diresti se ti rasassi?"
L'idea non la infastidì.
"Non mi piacciono le donne con i peli. Le voglio pulite e lisce
come..."
"Bambine?"
"Statue."
Le sorrise accarezzandole il ventre piatto, saggiando con l'indice i
muscoli contratti, la tenerezza della pelle intorno all'ombelico piccolo,
a forma di boccio.
Tremila franchi erano una bella somma... Virginie si disse che valeva
la pena accontentarlo... inoltre i peli che lui avrebbe rasato sarebbero
presto ricresciuti.
...le copri' il sesso con la schiuma
che lei usava per radere le ascelle... Virginie senti' il freddo della
lama azionata lentamente, con cura e per un momento tremò. Non
sapeva nulla dell’uomo che, piegato su di lei con un rasoio in mano
le stava rasando i peli del sesso... non che ne fosse particolarmente
orgogliosa, ma insomma, neppure l'idea di andare in giro glabra come
una neonata la faceva morire di gioia.
"Ecco. Cosi' va molto meglio", sussurro' Robert massaggiandola
con un morbido asciugamano.
"Dov'e' uno specchio? Voi puttane ne avete sempre uno e molto grande,
di solito vicino al letto."
Il freddo di quella voce di ghiaccio... era una puttana, per lui. Stupida.
E' quello che hai scelto di essere. Di che ti meravigli? E poi aveva
ragione riguardo allo specchio.
"Guardati," le disse quando furono davanti alla lastra gigantesca
di fronte al letto.
Virginie si guardo'.
Vide un'estranea nel cui viso pallidissimo la bocca scarlatta risaltava
come una ferita... la testa era strettamente avvolta nel turbante nero
che la rendeva simile a uno strano fiore esotico, una pianta carnivora
di quelle che fioriscono solo nei sogni cui il corpo sottile, candido
e stranamente asessuato forniva uno stelo vibrante e vulnerabile.
Si trovo' bellissima.
"Non sembro io," sussurro'.
"Non sei tu, infatti..."
"E chi sono, allora?" gli chiese, stranamente umile.
"Sei Lilith. La figlia del diavolo."
La fece sdraiare sul letto e la possedette da lontano, senza mai toccare
il suo corpo che giaceva passivo contro le lenzuola, mentre lui rimaneva
in piedi di fronte a lei, il pene dentro di lei come un perno feroce
intorno al quale montava il suo piacere.
Godette in silenzio con brevi sussulti frenetici e Virginie non ebbe
bisogno di simulare il piacere. Intui' che non era necessario. Non questa
volta.
"Sei frigida," disse lui poco dopo.
Erano di nuovo nel salottino. Sembrava non fosse accaduto nulla. Virginie
si era lavata e indossava la piu' pudica delle sue vestaglie, abbottonata
fino alla gola.
Quella di Robert non era una domanda ma una constatazione alla quale
Virginie non trovo' nulla da rispondere. Non provò nemmeno a
mentire.
"Da sempre?"
"Credo di si'. Come l'hai capito?"
"Ho un sesto senso per queste cose."
Adesso se ne sarebbe andato. Virginie non vedeva l'ora di rimanere sola:
quell'uomo le faceva paura. Desidero' che Babette fosse con lei.
"Sei interessato a rapporti di gruppo? Perche' avrei un'amica che..,"
le parole le morirono sulle labbra. Lui non la stava ascoltando.
"Quel quadro," disse lui, "Quello sopra il letto. L'ha
dipinto la stessa persona delle miniature, e' cosi'?"
"Infatti," dio, sembrava piu' interessato ai lavori di Gerard
che a lei. Non sapeva se esserne contenta... avrebbe dovuto, certo...
ma non aveva mai considerato l'ipotesi di trovare
davvero degli acquirenti per quelle opere e ora che sembrava averne
trovato uno e molto generoso e forse anche importante, non sapeva che
pensare.
"La modella del ritratto sei tu, non e' vero?"
"Infatti," ripete', "Quando ero bionda."
"Perche' una bionda naturale si tinge di rosso? Perche' eri una
bionda naturale, e' cosi'?"
Virginie annui' stringendosi nelle spalle, "Desiderio di cambiare,
credo".
"Mi piacerebbe acquistarlo."
Il quadro no, era troppo rischioso. Anche se l'idea di venderlo l'attirava
terribilmente...
"Sono disposto a pagare bene," la tento' Robert.
"Quanto?"
"Diecimila franchi."
Era un mucchio di soldi. Virginie passo' la lingua sulle labbra combattuta
tra il desiderio e la paura.
"Non e' male, per uno sconosciuto. Perche' di uno sconosciuto si
tratta, giusto? Come si chiama il tuo amico pittore?"
"Gerard."
"Gerard e poi?"
"Non sono sicura di voler vendere quel quadro."
"Gli sei particolarmente affezionata?"
"Mettiamola cosi'."
"Ti ricorda qualcosa?"
"In un certo senso."
"Ti capisco... e' cosi' difficile a volte staccarsi dai ricordi...,"
il suo sguardo vagava nel nulla e per un breve istante quel viso enigmatico
le parve umano.
Strinse le gambe sentendo tra esse la nudita' del sesso che le procuro'
un attimo di sgomento. Perche' quell'uomo strano non se ne andava?
"A volte e' meglio abbandonare i ricordi, prima che sia troppo
tardi... prima che ti trascinino a fondo con loro, mia dolce e fredda
Lilith."
"Mi chiamo Lucille."
"Lilith e' piu' adatto a te... anche se per il momento rivesti
in modo adeguato il ruolo di una Lucille... ne hai tutta la volgarita'
rassicurante, bonaria."
Parole che avrebbero potuto offenderla. Ma la curiosita' ebbe la meglio
sull'amor proprio, "Che vuoi dire?" gli domando' invece di
inalberarsi.
"Potrei aiutarti. Fare di te una vera prostituta... elegante, raffinata,
di buone maniere... mi divertirebbe molto ricavare dallo smeraldo grezzo
che sei, la pietra preziosa che potresti
essere."
"Non credo di capire..."
"Eppure non e' difficile. Potrei insegnarti a muoverti, a vestirti,
a truccarti... e' un poco il mio hobby fare il Pigmalione e tu mi sembri
dotata del giusto potenziale."
"Per caso mi stai offrendo di lavorare per te?," gli domando'
seccamente Virginie, "Perche' in questo caso..."
"Al contrario. Sono io che mi offro di lavorare per te," la
interruppe Robert.
Si alzo'. Tiro' fuori di tasca un biglietto da visita e glie lo porse,
"Vieni a trovarmi a Parigi, uno di questi giorni. E se decidessi
di portare con te il quadro, la mia offerta resta
valida."
Usci' dall'appartamento lasciandosi dietro la sensazione di un vuoto
inquietante.

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