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Era tutto lì, nella grossa busta gialla appoggiata sul tavolino
che Dick Bogart le aveva consegnato quindici minuti prima.
Aline sedeva a un tavolo del Cangaceiro sotto un ombrellone a righe
bianche e verdi. Indossava un leggero vestito rosa e aveva legato i
lunghi capelli in una coda di cavallo. Era dimagrita, aveva l’aspetto
di una studentessa un po’ denutrita, l’aria tesa e vulnerabile
Avrebbe dovuto aprire quella busta e leggere il rapporto dell’agenzia
investigativa, ma non riusciva a prendere quella semplice decisione.
Desiderò strappare tutto dimenticando quella storia assurda:
Prest non la tradiva, lui l’amava e lei era una pazza a dubitare di
lui.
Il giorno precedente avevano avuto l’ennesima lite, l’ennesima spiegazione
e lui le aveva giurato che niente era cambiato tra loro e l’aveva scongiurata
di fidarsi di lui e lei, piangendo, aveva promesso di farlo. Come poteva
adesso leggere quel rapporto? Se l’avesse fatto, avrebbe mancato alla
parola data a suo marito.
Non sarebbe neppure dovuta andare a ritirare quelle carte di persona:
sarebbe bastato spedire un assegno per il pagamento delle spese, con
la preghiera di cestinare tutto.
Prese la busta con dita tremanti, pronta a strapparla, ma le dita si
mossero per conto loro, aprendola. Allora prese le carte e cominciò
a leggere, il cuore che le batteva a precipizio. Poi sembrò che
quel cuore impazzito si fermasse.
Lesse il rapporto fino in fondo, e quando ebbe finito ricominciò
da capo e lo rilesse ancora e ancora. Poi lo ripiegò con cura
e lo ripose nella borsa. Una calma mortale era scesa dentro di lei.
Prese il calice e bevve lentamente. Il cocktail di frutta era diventato
tiepido. Dietro gli occhiali neri il suo sguardo era fisso e, stranamente,
le veniva da ridere...
..."Ho saputo che l’amante di Prest è una francese molto
carina", bisbigliò Marianne in tono eccitato.
"Le francesi sono tutte puttane, si sa", mugolò Alexandra.
"Lo dici perché Prest piace anche a te", osservò
dolcemente Sable.
"Prest piace a tutte", ammise onestamente Alexandra, "Vorrei
sapere chi di noi non ha tentato di conquistarlo... La povera Madeleine
ne ha addirittura fatto una malattia, ricordate?"
"Ma lui niente. Sembrava davvero che volesse restare fedele alla
moglie fino alla morte"; disse Sable
"Dobbiamo mettere in guardia la poveretta", sentenziò
Alexandra.
"Però non sono affari nostri."
"Invece sì. Dov’è finita la solidarietà femminile?
Dobbiamo dirle che il marito la tradisce. Se non lo facessimo, un giorno
potrebbe rimproverarcelo."
"Forse non desidera saperlo."
"Sono d’accordo con Alexandra", intervenne Marianne, "La
povera Aline fa tanta pena anche a me... Ma ecco che sta arrivando...Non
vi sembra piuttosto malridotta?"
Aline raggiunse le amiche, salutò, si scusò dell’involontario
ritardo e occupò il posto rimasto vuoto. Il cameriere prese le
ordinazioni e per tutta la durata del pranzo si parlò di abiti,
vacanze passate e future, spettacoli visti e da vedere, ultime novità
sulla situazione sentimentale, professionale, sociale di amici e conoscenti.
Aline fece del suo meglio per sembrare interessata alla conversazione
e se rise poco e parlò pochissimo nessuna delle amiche sembrò
farci caso. Non stava esattamente male, ma si sentiva strana. Come se
avesse appena sbattuto con forza la testa contro un muro.
"Cara Aline, abbiamo deciso di parlarti di una certa faccenda",
disse ad un tratto Alexandra.
Avevano appena finito di mangiare e Aline stava sorseggiando il caffè.
Intuì che stava per arrivare un colpo basso. Ma tutto le era
indifferente, in quel momento.
"Si tratta di Prest", proseguì Alexandra in tono compunto,
"Mi duole essere io a dirtelo ma ritengo sia mio preciso dovere
avvertirti. Tuo marito ti tradisce... Sì, mia cara, per quanto
incredibile possa sembrare tuo marito ha un’altra e noi, le tue amiche,
abbiamo deciso di dirtelo perché non tolleriamo di saperti ingannata
da quel porco."
"Davvero gentile da parte vostra", disse finalmente Aline.
Un branco di puma infuriati non si sarebbe comportato con altrettanta
ferocia. Lo sguardo di Alexandra era trionfante al di là dell’ipocrita
velo di compassione... Che male aveva fatto a lei, alle altre? E quelle
erano le sue amiche... Ma in fondo non le importava. Niente, ormai,
aveva per lei veramente importanza.
"Mi rendo conto che ti stiamo infliggendo un dolore tremendo ma
è necessario, credimi", insistette amabilmente Alexandra,
"Così almeno sai con chi dividi il tuo letto."
"Non prendertela" la consolò Marianne soffiandole in
faccia il fumo della sigaretta, "I mariti fedeli esistono solo
nei sogni delle povere illuse. Adesso dovrai fargliela pagare."
" E come?", domandò Aline sinceramente incuriosita.
Gli angeli che le sedevano intorno avevano magari qualche fantastico
asso nelle maniche firmate...
"C’è da scegliere", snocciolò Marianne, "Dal
tradimento di rimbalzo con il suo migliore amico, alla purga nella minestra,
alle spese illimitate... Una mia amica ha ridotto il marito in povertà
nel giro di pochi mesi e si trattava di un marito veramente molto ricco!"
"Non devi permettere al porco di continuare a prenderti in giro.
Siamo con te, puoi contare su di noi."
"Mi domando come possa preferirti un’altra. Non trovate strano
anche voi che Prest le preferisca un’altra?"
"Chissà cos’ha l’altra che a te manca..."
"Sei prevedibile. Una donna per tenersi il marito deve saperlo
sorprendere anche dopo anni di matrimonio."
"Inoltre ci deve sempre essere una parte segreta avvolta nel mistero,
in lei..."
"E magari ingelosirlo, ma senza esagerare."
"E interessarsi a lui, ai suoi problemi."
"Essere stimolante, nuova, diversa..."
"Non una noiosa e appiccicosa rompiscatole."
"Mentre Aline..."
Sei occhi femminili molto truccati erano ora fissi su di lei con l’identica
espressione di pietà divertita.
"Aline vi saluta, mie care. Naturalmente vi è grata per
quanto avete fatto per lei", disse Aline con un sorriso, alzandosi.
"L’abbiamo fatto per il tuo bene..."
...L’intontimento dovuto allo choc era scomparso e stava incominciando
a soffrire. Le viscere le si torcevano, lo stomaco era attanagliato
dai crampi. Lacrime amare le riempirono gli occhi scendendo per la guance
mentre singhiozzi sempre più forti le squassavano il petto.
Era chiusa a chiave nel bagno, con tutte le luci accese, sola. Prest
non era rientrato. Era certo con lei, la donna bionda che si chiamava
Yvette e in quel momento, mentre lei piangeva disperatamente lui forse
la teneva tra le braccia, le accarezzava i seni facendola fremere di
desiderio. La baciava e la stringeva nuda contro di sé gustando
il suo profumo, il suo sapore... La possedeva con la rabbia dolce e
voluttuosa che lei conosceva bene. Il pensiero di quei due corpi abbracciati
era una tortura insopportabile. Un gemito da bestia ferita le sfuggì
dalle labbra serrate e Aline si piegò in due, sopraffatta.
...Guardò il proprio viso stravolto nello specchio. Non riconosceva
se stessa: quel volto tumefatto, dal naso gonfio e gli occhi iniettati
di sangue era il suo... In che stato era ridotta! Provò pietà
per se stessa e i singhiozzi si fecero più violenti. Pianse fino
allo sfinimento.
Quindi, esausta e tremante, sedette sulla poltroncina accanto alla vasca
da bagno tenendo in mano un asciugamani umido che prese a passare piano
sul viso.
Cercò di calmarsi, di ragionare. Doveva raccogliere i pezzi di
se stessa e rimetterli insieme, ma non lì e non in quel momento.
Non poteva rischiare di essere sorpresa da Prest. Sentiva che, se fosse
accaduto, per loro non ci sarebbe stata più nessuna speranza.
Si alzò, lavò il viso e il collo con l’acqua gelata, si
spogliò indossando poi la camicia da notte. Spense le luci e
andò in camera da letto. Si sdraiò alla luce della luna
che entrava dalla finestra aperta. Chiuse gli occhi, decisa a non pensare.
Un profondo sonno benefico cadde su di lei quasi subito, avvolgendola
pietoso nell’incoscienza.
La mattina seguente si svegliò al canto degli uccelli e lentamente
la sua mente intorpidita riprese contatto con la realtà. I ricordi
del giorno prima tornarono a tormentarla. Per un momento sperò
che fosse tutto un incubo...Il rapporto dell’agenzia, la sosta al Cangaceiro,
l’allucinante pranzo al Tropical... Ma era tutto vero.
Si girò dall’altra parte del letto e notò che era intatta.
Evidentemente Prest aveva preferito dormire nella camera degli ospiti.
Lo faceva spesso negli ultimi tempi, quando tornava tardi. Per non disturbarla,
aveva ribattuto alle sue proteste.
Ma la verità era un’altra: non divideva più con piacere
il suo letto.
Guardò l’ora: erano le sette. Non aveva la forza di alzarsi e
così rimase sdraiata, fissando il soffitto senza vederlo. Incominciò
a riflettere sulla propria situazione.
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