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Tratto
da
Tre donne tre... di Artie Holland ![]() |
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…Questa volta il tenente non intervenne o non volle intervenire in tempo. Il manrovescio partì con la bocca dalla donna come obiettivo, ma il pugno di Gadwell fu più veloce. Raggiunse Jeff alla mascella facendolo barcollare e, se non avesse trovato lo schienale della poltrona a sostenerlo sarebbe crollato a faccia in giù. Vi si appoggiò il tempo di ritrovare l’equilibrio quindi ripartì mirando stavolta allo stomaco di Gadwell che si spostò di lato e nello stesso tempo lo colpì alla testa con un pugno secco che gli strappò un ululato di dolore. Stava per colpirlo ancora ma stavolta la voce del tenente Forrest risuonò nella stanza… …Ricciolino reagì all’istante. Sollevò il braccio con la pistola e lo proiettò in avanti come una potente leva. Nello stesso momento Gadwell sollevò entrambe le braccia giusto in tempo per afferrare quella leva all’altezza dell’avambraccio. Facendo perno su quest’ultimo si rialzò in piedi e prese a spingere l’uomo con tutto il peso non trascurabile dei suoi 94 chili di muscoli. Ricciolino Jeff barcollò, sbilanciato all’indietro. Gadwell gli mollò un uppercut al mento che l’altro incassò come una caramella. Una parte del cervello di Gadwell stava chiedendosi che cosa stesse facendo in quel momento il tenente Forrest: decise che stava godendosi la scena tifando per Ricciolino, pronto a intervenire al momento opportuno… che si presentò subito dopo. Ricciolino Jeff si gettò in avanti, Gadwell partì di sinistro e sentì qualcosa scricchiolare sotto le dita: il setto nasale, probabilmente… “Basta, bastardo”, urlò in quel preciso istante Forrest… …si chinò su Gadwell e lo afferrò da dietro, alle spalle. Questi si chinò su stesso e lo mandò a sbattere con una mezza capriola contro un tavolino che si rovesciò sul pavimento con fracasso. Non fece in tempo a rialzarsi che Gadwell gli fu nuovamente addosso colpendolo al mento, quindi alla bocca dello stomaco con un calcio che lo piegò in due. Un gemito straziante gli uscì dalla bocca insieme a una litania di bestemmie biascicate mentre Vic partiva al contrattacco… fece per colpire Gadwell con un vaso di cristallo preso dal tavolo ma questo fu svelto a parare il colpo micidiale afferrandogli il braccio a mezz’aria e ripiegandoglielo all’indietro come un tovagliolo. Le ossa dell’avambraccio scricchiolarono, la faccia dell’uomo si contrasse in una smorfia di dolore, il vaso cadde sul pavimento finendo in mille pezzi. Gadwell lasciò andare l’uomo all’improvviso concludendo il match con una botta all’inguine che mandò l’altro a rotolare fino all’angolo sotto la finestra… La ragazza partì in avanti come una furia. Lo sparo risuonò secco nell’aria mentre Gadwell si gettava in avanti a sua volta dando una spinta alla ragazza che cadde sul pavimento a faccia in giù. Nello stesso tempo si piegò su se stesso e tirò fuori dalla tasca dell’impermeabile la P38. Dalla porta venne un secondo sparo e sembrò a Gadwell che un ferro rovente gli trapassasse il braccio destro all’altezza della spalla. Portò la mano sinistra al punto dolorante e la ritrasse imbrattata di sangue vischioso e tiepido. Facendo perno con la sinistra sul pavimento si alzò in piedi. A parte la sensazione iniziale il braccio ferito non aveva ancora cominciato a fargli male. Raggiunse la porta con un balzo. Il corpo della ragazza era sempre disteso a terra nella stessa posizione in cui era caduta e Gadwell si domandò se uno dei proiettili non l’avesse colpita, ma non era quello il momento di controllare. Si appoggiò contro lo stipite, sparò nel buio, un lampo arancione gli rispose dall’oscurità. Sentì il tonfo sordo del proiettile che andava a conficcarsi nel legno a qualche millimetro dalla sua testa. Ora i suoi occhi si erano abituati al buio e poteva scorgere un’ombra tra gli alberi che si muoveva circospetta. Sparò… |